Cinema e disabilità: vivere nella società

Dal Film ELLING: Alcuni sciano da soli verso il Polo Nord, mentre io devo raccogliere tutto il mio coraggio per attraversare la sala di un ristorante e andare al gabinetto.

Vivere nella società, per una persona con disabilità, vuol dire affrontare quotidianamente una serie di difficoltà che uno neppure si immagina quando cerca di partecipare alla vita pubblica. Il Cinema ha la possibilità di evidenziare questo disagio e le difficoltà e trasmetterli allo spettatore. Un evento come la comunicazione di avere una malattia grave o la perdita di una persona cara può sconvolgere l’equilibro psichico.

Sono film molto diversi uno dall’altro, sia come approccio, sia come punto di vista.

In ELLING i due protagonisti, Elling e Kjel, sono stati dimessi dopo due anni da un istituto psichiatrico e assieme prendono parte a un progetto di inserimento sociale nel loro primo tentativo di vita autonoma e indipendente in una grande città come Oslo, con tutte le difficoltà del caso e con la collaborazione a distanza di un assistente sociale.

Se il primo film ha un tocco ironico, leggero e positivo, nel secondo la situazione è molto più drammatica e avvicinabile a quella de Il mio piede sinistro di Jim Sheridan con il quale ha molte analogie nella prima parte. In IO SONO MATEUSZ si tratta il tema della istituzionalizzazione della persona con disabilità e della difficolta di comunicazione con una persona a cui, per scarso interesse sociale e culturale, si attribuisce una menomazione mentale, quando invece il deficit è dovuto a un handicap motorio che coinvolge anche il linguaggio, ma non l’apprendimento, e l’uso delle capacità intellettive.
Come sapete il Parlamento italiano ha varato recentemente una legge importante e molto discussa sulla questione del DOPO DI NOI, cioè sul futuro dei figli con disabilità dopo la morte dei genitori, che dovrebbe consentire di evitare il ricovero in istituti come unica possibilità.

Chiude la rassegna DANCING WITH MARIA, un film documentario sulla danzatrice argentina Maria Fux che ha fatto proseliti in tutto il mondo con la sua personale interpretazione della danza terapia. Nella sua scuola la lezione è per tutti, non esiste disabilità ma una libera espressione e interpretazione del movimento che segue la musica. Un viaggio in una dimensione espressiva e visione del mondo che è stata elaborata da questa artista, che ha vissuto intensamente e vive (ha più di 90 anni) a Buenos Aires. L’intento è di trasformare i limiti di ognuno in risorse.

 

Presso il Centro Culturale Candiani – Sala Conferenze 4° piano, ore 17.00 (ingresso libero)

Programma

  • Venerdì 3 febbraio 2017: Elling (Nor, 2001) di Peter Naess;
  • Venerdì 10 febbraio 2017: Io sono Mateusz (Pol, 2013) di Maciej Pieprzyca;
  • Venerdì 17 febbraio 2017: Dancing with Maria (Ita-Arg-Slo, 2014) di Ivan Gergolet.

 

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